Problem solving - il modello iceberg
un rapido strumento per orientarsi quando affrontiamo un problema
Le cause dei problemi sono spesso “nascoste in bella vista” e sono relativamente accessibili. Nonostante questo, quando si tratta di risolvere problemi si predilige spesso un approccio “istintivo” ad uno “analitico”. Il primo ha il grande vantaggio di essere rapidissimo e rassicurante. A differenza del metodo istintivo, il metodo analitico funziona, ma ha il grosso difetto di rivelare la verità, quella che spesso non vogliamo vedere.
Se si è disposti a tollerare l’inevitabile frustrazione e il costo in tempo ed energie, si può accedere ad una migliore comprensione dei problemi. E di conseguenza, migliori soluzioni.
In breve, si deve decidere se fare continui aggiustamenti improvvisando oppure risolvere un problema alla fonte con una soluzione mirata.
Usiamo l’immagine dell’iceberg per visualizzare i livelli di un problema e aiutarci a tenere la giusta prospettiva.
COME SI UTILIZZA
il modello evidenzia quattro stadi
eventi
patterns
strutture
modelli mentali
i livelli “eventi” e “patterns”, mostrano il COSA sta succedendo.
il livello “strutture” mostra il COME funziona quello che sta succedendo. Non a caso nell’immagine è il primo livello sotto la superficie, a indicare che è più difficile accedervi rispetto ai primi due.
infine, il livello “modelli mentali” mostra il PERCHE’.
Devo proprio esplorare tutti i livelli?
Di norma non viene compiuta nessuna analisi davanti a un problema.
Si reagisce attribuendo la causa al primo elemento disponibile (solitamente un elemento esterno, sul quale si ritiene di non avere controllo) e questo porta un sollievo immediato. Ovviamente non si risolve un bel niente.
Invece, quando si presenta un problema, la cosa più importante è resistere all’impulso di interpretarlo immediatamente allo scopo di eliminare la frustrazione.
Tengo invece a mente che il mio obiettivo è risolvere il problema, non è trovare un colpevole.
Inizio allora a pormi le domande: cosa è accaduto? quante volte si è già verificato questo evento? Si verifica casualmente o solo in alcune situazioni specifiche?
Una volta trovate queste informazioni passiamo al livello “strutture”, dove possiamo vedere gli aspetti sistemico e strategico del problema.
Le domande da porsi qui sono: quali conseguenze ha avuto l’evento? Come ho/abbiamo reagito? Le soluzioni che ho trovato finora non funzionano, cosa mi/ci sta impedendo di cercarne di nuove?
Possono sembrare banali ma già a questo livello si incontra una resistenza fortissima (immaginate di porle nel contesto di un reparto di ingegneri informatici) ed è indispensabile l’aiuto di un consulente addestrato e indipendente.
Tralasciando il livello “modelli mentali”, che è veramente difficile da indagare, chi riesce ad arrivare fino a qui ha già davanti a sè una mappatura piuttosto chiara di come funziona un problema.
È evidente che gli ultimi due stadi richiedono risorse e tempo, ma è altrettanto evidente che offrono ricompense enormi per chi investe in consapevolezza. Basti pensare ai costi di una cattiva abitudine personale, e a quelli di un reparto di azienda che commette gli stessi errori ciclicamente. Costi in termini di tempo, energie, soldi. Quando pensiamo al costo di un consulente, pensiamo anche a quanto costa non fare niente.
Per saperne di più
https://www.studioalpan.it/aziende/aziendeindex.html


